Interdizione

Tutela per gli incapaci di provvedere ai propri interessi

L’interdizione è uno strumento volto a tutelare una persona che sia in condizioni di abituale infermità mentale che la rende incapace di provvedere ai propri interessi. L’unico modo per tutelare queste persone è, quindi, quello di privarle della capacità di agire ossia di compiere atti che potrebbero avere un rilievo giuridico e potenzialmente lesivi dei loro interessi.

 

A chi si rivolge il procedimento di Interdizione

L’interdizione è pronunciata con sentenza del Tribunale nei confronti di soggetti che abbiano:

  • infermità di mente: si intende una malattia grave al punto che impedisce al soggetto di esprimere liberamente e consapevolmente una volontà;
  • abitualità dell’infermità: vale a dire una malattia irreversibile e/o incurabile (ad esempio non è sufficiente un esaurimento nervoso destinato a risolversi);
  • incapacità del soggetto a provvedere ai propri interessi (sia quelli economici sia quelli extra patrimoniali);
  • necessità di un’adeguata protezione. Si tenga presente che l’interdizione è uno strumento residuale rispetto alla amministrazione di sostegno: si procede ad essa qualora gli altri strumenti di protezione non siano idonei e/o sufficienti.

Attivazione

Chi può attivare il procedimento di Interdizione

 

L’istanza per richiedere l’interdizione può essere presentata da determinati soggetti:

  • dallo stesso interdicendo;
  • dal coniuge;
  • alla persona stabilmente convivente;
  • dai parenti entro il quarto grado (padre, figlio, fratelli, nonni, nipoti bisnonno, pronipoti, zii);
  • dagli affini (i parenti del coniuge) entro il secondo grado;
  • dal pubblico ministero (un magistrato del tribunale).

 

Scelta del Tutore

Con la sentenza che dichiara l’interdizione viene disposta la nomina di un tutore, scelto di preferenza tra il coniuge che non sia separato, il padre, la madre, un figlio maggiorenne o la persona designata con testamento dal genitore superstite, con il compito di rappresentare legalmente l’interdetto e di amministrare il suo patrimonio.

Compiti e revoca

Con la sentenza di interdizione la gestione del patrimonio dell’interdetto e gli atti relativi ad esso sono affidati al tutore, che si sostituisce, per così dire, alla persona incapace.

Il tutore  può: 

  • compiere atti di ordinaria amministrazione (cioè quegli atti che tendono unicamente a gestire un complesso patrimoniale senza intaccarne la consistenza) necessari alla vita quotidiana dell’interdetto;
  • compiere gli atti di straordinaria amministrazione (ad esempio vendita o acquisto di beni immobili o di beni mobili di valore, accettazione di eredità ecc.) solo previa autorizzazione del giudice tutelare o del tribunale.

Il tutore deve, inoltre, tenere la contabilità della sua amministrazione e renderne conto annualmente al giudice tutelare.

 

L’interdizione preclude:

  • il matrimonio,
  • il riconoscimento di figli nati fuori del matrimonio,
  • la possibilità di fare testamento

 

Revoca dell’interdizione

Qualora venissero meno i presupposti che hanno condotto all’interdizione, essa può essere revocata in qualsiasi momento con sentenza del tribunale su istanza del coniuge, del convivente, dei parenti entro il quarto grado, degli affini entro il secondo grado, del tutore, del pubblico ministero.
Se il Tribunale, pur riconoscendo fondata l’istanza di revoca dell’interdizione, non crede che l’interdetto abbia riacquistato la piena capacità, può revocare l’interdizione e trasmettere gli atti al giudice tutelare perché apra una procedura di amministrazione di sostegno.

Risorse Collegate

Quali sono i passaggi che portano alla nomina dell’amministratore di sostegno.

Come, dove e chi può presentare la richiesta di interdizione.

Come fare, dove e chi può presentare la domanda di interdizione.

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